La psicologia dell’uomo contemporaneo

DSC_0008 copy
DSC_0009 copy
La psicologia dell’uomo contemporaneo
img049 copy
img050 copy1 copy
img050 copy
img025 copy
img051 copy
DSC_0023 copy
DSC_0122 copy
DSC_0678 copia
Società consumata

Il mondo nel ventunesimo secolo sta affrontando forti cambiamenti, molti dei quali iniziati già nella seconda metà del ‘700 con la prima rivoluzione industriale e poi approfonditi con la seconda, avvenuta negli ultimi decenni del XIX secolo, e con la terza, che viene fatta partire dal 1970. Cambiamenti che molte volte si presentano come piccoli, per esempio la spoletta volante, che permetteva di risparmiare molto tempo nella produzione in grande scala, ed altri che cambiano in modo radicale il modo di vivere e di lavorare, come per esempio la macchina a vapore e la catena di montaggio. Iniziarono così a competere le piccole con le grandi imprese, ma dato che com’è ovvio le piccole imprese resistono poco, il contadino è “obbligato” a lasciare la campagna e quindi anche le proprie radici per andare a vivere in una grande città e fare un lavoro ripetitivo ed alienante. L’uomo viene così catapultato in un mondo che non gli appartiene, un mondo pieno di macchine ed automatizzazione.

Facendo un grande passo indietro notiamo che già quattro milioni di anni fa, come ci suggerisce anche Stanley Kubrik in “2001 odissea nello spazio” l’uomo ha la prima arma. Guarda la luna, capisce che uno stupido e futile osso può essere utilizzato come arma e che quindi è un oggetto che lo renderà superiore agli altri e che ben presto cambierà la vita delle generazioni future. Attraverso un’unica transizione si passa da un oggetto banale come un osso alla aver colonizzato perfino l’universo. Ecco che un piccolo cambiamento col passare del tempo si trasforma in un cambiamento radicale.

Tutto ciò crea un forte senso di disagio e una forte perdita dell’io, proprio perché veniamo a far parte di un mondo che non ci appartiene. Non sto dicendo che il mondo vero è quello dove per essere superiore devi avere un osso, ma sto solo dicendo che molto probabilmente il modo per essere superiore non è neanche l’avere l’ultimo modello dell’Iphone. Eppure viviamo in questo mondo, facciamo parte di un mondo in cui gli oggetti ci rendono superiori agli altri.

Perché al giorno d’oggi la superiorità avviene solo per qualcosa di materiale che sia una Ferrari o per soldi? Molto probabilmente perché la pubblicità e la televisione ci bombardano di modelli da seguire per essere cool e superiori agli altri.

Ma tutto ciò può essere cambiato? Possiamo fare a meno di dipendere dagli oggetti? Ed ancora; Perché ci sentiamo sempre più lontani dalle persone anche se siamo sempre più connessi? Perché la nostra felicità e la nostra tristezza sono così passeggere? Perché non ci sentiamo realmente capiti? Perché viviamo in un mondo fatto solo di sensazioni date da delle cose materiali o immateriali come nel caso dei social network e/o dei videogame? Queste sono alcune delle domande che questa tesi ha cercato di suscitare e alle quali prova a rispondere.